Il vitigno Sagrantino viene coltivato nella zona di Montefalco, in Umbria, sin dal medioevo. Le prime testimonianze datano all’anno 1100 con la sua storia del Sagrantino legata all’importanza delle comunità religiose in Umbria, da cui anche il nome “Sagrantino”, che sembra fare riferimento al suo uso sacro durante le funzioni religiose. Il vino da Sagrantino oggi più diffuso è la versione secca, ma tradizionalmente se ne produce una passita, legata agli usi sacri e tutt’oggi prevista dalla DOCG Montefalco Sagrantino. Il fenomeno del Sagrantino inizia negli anni ‘90, quando la sua crescente notorietà gli fa abbandonare le vesti di vino rustico per fargli ricoprire il ruolo del grande vino rosso. La sua struttura importante e le intense note fruttate gli aprono i mercati internazionali, dove vi è una grande richiesta di vini intensi all’olfatto e muscolosi di corpo. In tutto sono circa 1000 gli ettari coltivati a Sagrantino, molto pochi per un vino di questa notorietà, che lo rendono un vino estremamente legato al suo territorio. Il vino che si ottiene dal vitigno Sagrantino è famoso per la sua grande intensità, concentrazione e capacità di invecchiamento, grazie all’elevato contenuto polifenolico. Il Sagrantino è una delle varietà più tanniche al mondo e dà origine a vini dal colore viola molto scuro. Al naso è caratterizzato da profumi di frutti rossi, cannella e terra. Il Sagrantino di Montefalco, DOCG dal 1992, è vinificato da uve Sagrantino in purezza, richiede un minimo di 30 mesi di invecchiamento, di cui almeno dodici in botti di legno, a cui deve seguire un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia di almeno 4 mesi. Alcuni produttori tendono ad usare la barrique, per ottenere vini di gusto maggiormente vicino alle richieste dei mercati internazionali.

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